E’ stato Fabio Carassiti, rappresentante del MIUR, ad aprire i lavori della prima giornata del convegno “La Rete dei Centri di Competenza Tecnologica” svoltosi presso l’Auditorium dell’Ara Pacis, Roma, il 23 e 24 giugno 2009. Il suo intervento ha riguardato la realizzazione, l’avvio e lo start up dei singoli Centri di Competenza Tecnologica e la costituzione e l’attivazione della Rete dei Centri.

I CCT, come ha spiegato Carassiti, sono strutture dedicate alla promozione dello sviluppo scientifico-tecnologico delle imprese e dotate di una massa critica di risorse materiali ed immateriali idonea a fare dell’ innovazione uno dei motori principali dello sviluppo locale. La Rete dei Centri di Competenza Tecnologica nasce nel 2006, all’interno del PON (Programma Operativo Nazionale), con l’obiettivo di agevolare il trasferimento di conoscenze e competenze tra centri: in particolare, lo scambio di formazione, ricerca, sviluppo, nuove professionalità possono garantire al sistema paese innovazione e competitività.

La parola è poi passata a Francesca Iacobone, Presidente del DiTNE – Distretto Tecnologico Nazionale sull’Energia (nato il 1 agosto 2008, con sede a Brindisi) che si è soffermata sulla stretta relazione tra CCT e Distretti Tecnologici, sottolineando come “sia i CCT sia i Distretti Tecnologici abbiano il merito di convogliare le eccellenze del sistema paese, che vanno incentivate, valorizzate e condivise”. Francesca Iacobone ha spiegato come “l’attività di Centri e Diostretti vada di pari passo nell’obiettivo comune di creare una sinergia tra ricerca ed imprese”.

A seguire, è stato proiettato un video sui CCT con la descrizione di ognuno dei cinque centri

Biosistema – Sardegna
CeRTA – Puglia
ICT-Sud – Calabria
Impresambiente – Basilicata
MIT – Sicilia
Vincenzo Cuomo, presidente di Impresambiente, ha sottolineato lo scopo dei CCT: promuovere l’innovazione, che è uno dei motori principali per migliorare la competitività del sistema produttivo, e favorire i processi di internazionalizzazione delle imprese”.

Nel pomeriggio Luca Iezzi, della Repubblica, ha moderato la tavola rotonda sui CCT, i laboratori pubblico-privati e i poli di innovazione tecnologica, cui hanno preso parte Claudio Roveda (Fondazione Rosselli), Paolo Bonaretti (ASTER), Maurizio Caradonna (AREA Science Park), Vincenzo Cuomo (CCT ImpresAmbiente).

Il dibattito prende le mosse da due quesiti: come comunicare i frutti della ricerca scientifica alle aziende che potrebbero trarne beneficio?

Come elaborare un modello di intervento di trasferimento tecnologico che non sia una replica di modelli che hanno avuto successo altrove, bensì un modello ideato e costruito sulle modalità sociali ed economiche del Sud?

Non basta sviluppare un prodotto per poi venderlo: è necessario coinvolgere il cliente nella definizione del prodotto, e questo vale anche per il trasferimento tecnologico, che richiede customizzazione e consenso.

Consenso che si costruisce con un’opera quotidiana di diffusione dell’idea stessa di innovazione, e con una grande attenzione alle esigenze del mercato e dell’imprenditoria.

L’attenzione è poi caduta sul ruolo dello Stato: ricerca e trasferimento della conoscenza devono diventare una prassi nelle politiche pubbliche! La ricerca e l’innovazione sono in prima battuta problemi politici.

Due temi restano in sospeso: come incentivare i ricercatori a rendersi disponibili al trasferimento di conoscenza, e come evitare che i neonati CCT non siano l’ennesimo spazio di spartizione meramente politica di poltrone e posti di lavoro.

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